Intervista a Vito Nicola Paradiso
di Mario Giovannini
Concertista, didatta, autore… questi sono forse gli aggettivi che meglio definiscono la tua attività degli ultimi anni, di certo non ti annoi, vero?
Hai ragione, non ho il tempo di annoiarmi. Sono convinto che se fai un lavoro che ti piace la fatica passa in secondo piano. In passato ci sono stati periodi in cui ho lavorato più come concertista, senza mai tralasciare l’insegnamento, ed altri invece dove l’aspetto “creativo” ha preso il sopravvento.
In quale ruolo ti riconosci di più?
Ma, guarda, tutti e tre i ruoli hanno un eguale peso e in un certo senso viaggiano parallelamente. In riferimento al concertismo devo dire che dal 2012 ho ripreso anche con più energia. dopo una fase di stallo dovuta ai doveri di papà di tre figli piccoli,
Spendiamo due parole in più sul tuo ultimo lavoro, dedicato alla musica napoletana.
Come nel progetto Una chitarra in “frack” (Omaggio a domenico Modugno) Edizioni Curci, si tratta di personalissime rielaborazioni per sola chitarra di brani del d’oro della canzone Partenopea. Per intenderci, il periodo più fecondo e soprattutto di qualità che va dalla fine dell’800 agli anni ’60. Dal 2012, nei miei recital solistici, propongo anche questo repertorio che affascina qualsiasi genere di pubblico in ogni parte del pianeta; e la cosa importante è che queste “trascrizioni” sono molto apprezzate anche nei cosiddetti “salotti accademici”.
Dopo aver postato sul mio canale youtube dei video di concerti live, ho ricevuto innumerevoli richieste per le partiture. A quel punto ho pensato di renderli fruibili a tutti con una pubblicazione. Per via dei diritti d’autore c’è stato bisogno di un po’ più di tempo per pubblicarli, ma finalmente, anche grazie all’amico Reno Brandoni che ha creduto in questo progetto, siamo riusciti a realizzare una bel volume che è anche una sorta di manuale di prassi e tecniche esecutive di questo genere musicale.
Come hai lavorato sugli arrangiamenti? Ti sei posto dei ‘limiti’ filologici oppore hai lavorato in libertà?
Bella domanda! Sicuramente non sono stato il primo a “ri-arrangiare” per sola chitarra brani di questo specifico repertorio. In giro ho sentito versioni farcitissime di armonizzazioni in cui si andava a snaturare la semplicità e la bellezza del tema principale, dove in alcuni casi si stentava anche a riconoscerlo. In altri invece, le armonizzazioni sembravano essere troppo banali e dilettantistiche. L’idea che ho voluto proporre è stata quella di rendere sempre visibile il tema melodico – che poi è la peculiarità della vocalità italica – rivestendolo di armonizzazioni, controcanti e trovate ritmiche che non andassero a snaturare l’idea originaria del compositore.
Ci tengo a precisare, che in tutte le trascrizioni ho voluto mantenere ben solida l’idea del “chitarrista classico”, utilizzando tutte quelle tecniche antiche e moderne del repertorio chitarristico.
Hai altri progetti su cui stai lavorando? Magari in campo editoriale…
Si, proprio in questa estate sono stati pubblicati dalle Edizioni Curci tre nuovi brani originali per orchestra di chitarre a carattere descrittivo. Si tratta di brani che ho dedicato ad orchestre e festival in Europa e nord America.
La composizione di nuova musica per orchestre giovanili di chitarre mi sta dando enormi soddisfazioni sia in Italia ma soprattutto all’estero. Durante una tournée americana nel 2013, l’amico Thomas Heck (storico ricercatore del compositore Mauro Giuliani) mi invogliò a scrivere più musica per questi ensemble di chitarre, e aveva ragione, perché da allora negli Stati uniti realizzo due tournée all’anno con concerti e master class.
Ho notato che fai un uso piuttosto moderato dei social, che rapporto hai con questi media?
Ormai, nel periodo storico in cui viviamo i social hanno una importanza fondamentale per la visibilità: sia attraverso i video che attraverso le informazioni, comunicando in tempo reale qualsiasi tipo di evento. Diciamo che i social, utilizzati con “moderazione”, sono una grande opportunità per tutti.
Com’è vivere di musica ai tempi della crisi?
Ormai è risaputo che proprio in tempi di crisi vengono fuori le idee migliori. La necessità di sopravvivere porta in qualsiasi campo a reinventarsi e a rinnovarsi. Non è avulso da questo concetto anche il musicista. I tempi e le mode cambiano velocemente e rimane a galla, proponendosi e rischiando, chi sa mettersi in gioco.
Chiudiamo con la domanda di rito sulla strumentazione, anche perché so che hai delle novità.
Il mio attuale parco chitarre è variegato: da chitarre originali dell’800 restaurate a strumenti moderni di alta liuteria. Suono generalmente con tre strumenti completamente diversi tra loro. Una bella chitarra in abete del liutaio inglese Philip Woodfield; una modello “Ducale” in cedro del bravissimo liutaio veneziano Marco Maguolo e infine una “Salvador Cortez CC140 Signature” da me firmata e che ho fatto realizzare secondo le mie esigenze. Devo dire che quest’ultima chitarra è molto duttile in casi particolari dove c’è la necessità di dover amplificare. Infatti, al suo interno ha un doppio microfono e sulla fascia superiore è inserito un preamplificatore della Fishman che mi permette di autogestirmi la scelta dei suoni.