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Intervista a Vito Nicola Paradiso
Il piacere di imparare a suonare… La chitarra
Corre subito d’obbligo una domanda che ti avranno fatto decine di volte: perché hai pensato di creare un tuo metodo?
Fermo restando la validità e il rispetto per le storiche opere didattiche esistenti, ho avvertito, sin dal mio primo approccio all’insegnamento, l’esigenza di inventarmi qualcosa di nuovo che attirasse l’attenzione degli alunni.
Alla fine degli anni ’80, ho cominciato anch’io, come tanti altri miei colleghi, a propinare i preludi e gli studi di Carulli, Giuliani, Sor, Carcassi, spingendomi sino ai metodi più moderni, come il Sagreras e il Guitar Gradus, notavo però che il processo di apprendimento, soprattutto tecnico-pratico, era molto lento; inoltre gli alunni che seguivano con costanza e interesse erano veramente in pochi.
A quel punto mi sono ritrovato ad un bivio: continuare con il cosiddetto metodo “Conservatoriale”, o passare dall’altra parte della barricata, cioè al semplice accompagnamento di canzonette?
Nella prima ipotesi, notavo la disaffezione degli alunni, perché costretti a suonare un repertorio che per la loro cultura musicale era pedante e noioso; d’altro canto però non volevo sminuire il mio ruolo di docente con una didattica fatta di quattro accordi suonati col plettro.
Ricordo, in quel periodo, spesso mi mettevo in discussione come insegnante; mi ponevo frequentemente una domanda: mi chiedevo di cosa in realtà l’alunno avesse bisogno; come sopperire a questa lacuna con una strategia di facile approccio e che desse anche delle solide basi?
Cominciai, pian piano, ad elaborare altre soluzioni e a sperimentare percorsi diversi con unità didattiche completamente nuove rispetto a tutto quello che per me, e molti come me, avevano avuto una formazione cosiddetta “Classica”.
Iniziai ad inventarmi dei piccoli brani costruiti su di un percorso graduale e con degli obiettivi ben definiti.
Innanzitutto, vi era l’insormontabile ostacolo del “solfeggio” che per molti allievi era una vera e propria tortura; riflettendo feci un immediato raffronto tra il linguaggio musicale e il linguaggio parlato, chiedendomi: se un bambino impara prima a leggere e poi a parlare; e perché per la musica bisogna prima codificare l’intera notazione e successivamente emettere dei suoni?
Quello è stato il momento in cui è nato il metodo de “La chitarra volante”.
Visto che vendi migliaia di copie ogni anno, quale pensi siano state le idee vincenti del tuo metodo?
L’intuizione di aver creato un metodo non pensando solo alle esigenze dell’insegnante, ma soprattutto a quelle degli allievi; inoltre, per questi ultimi, è vincente la gradualità e gli argomenti che vengono trattati sempre in modo essenziale e con un linguaggio immediato. Per gli insegnanti, invece, ritengo siano preponderanti i contenuti e la comodità di trovare quasi tutto espresso in un libro, senza dover integrare con fotocopie e trovando, allo stesso tempo, molto materiale da poter utilizzare per saggi e concorsi.
Questo percorso didattico a quale fascia di età è rivolto?
Se parliamo solo ed esclusivamente dell’aspetto didattico, il metodo va bene per chiunque si accosti per la prima volta allo studio della chitarra; se invece guardiamo anche all’aspetto grafico è chiaramente un metodo per bambini e ragazzi.
Prima della Chitarra Volante, uscita nel 1999, avevi pubblicato qualcos’altro?
Nel ’94 ricordo di aver pubblicato un librone di 125 pagine intitolato “Metodo di base e avviamento pratico allo studio della chitarra” in cui c’era un ottima gradualità nel percorso didattico. Però anche questo sovrabbondava di scale, esercizi e, immancabilmente, dei soliti studi ottocenteschi.
Nell’ambiente chitarristico dell’epoca, ricordo con molto piacere le attestazioni di stima di Maestri, di colleghi e le positive recensioni giornalistiche a livello nazionale, ma notavo, come i diretti interessati “cioè gli allievi” erano comunque sempre un po’ distaccati: come se la lingua con la quale ci rapportavamo non era la stessa.
Nel frattempo, già pensavo ad un progetto che andasse a reinventare una nuova strategia didattica e che si adattasse alle esigenze e alle richieste dei ragazzi.
In quegli anni ho anche pubblicato “Impressioni faunistiche”, una serie di 12 studi per chitarra ispirati al mondo degli animali. Notavo da parte degli allievi un maggior interesse e un impegno più costante nello studio, con un rinnovato entusiasmo nell’eseguire musiche descrittive.
Visti gli ottimi risultati, con lo stesso spirito cominciai ad elaborare specifici argomenti con brani accattivanti ma che, allo stesso tempo contribuivano alla crescita sia tecnica che musicale dell’alunno.
Già dopo qualche settimana notavo, con grande stupore, immediati risultati, ma soprattutto l’interesse dei ragazzi cresceva giorno per giorno e, di conseguenza, l’impegno con cui si applicavano.
Il tutto era accompagnato da una buona dose di musica d’insieme in cui gli alunni interagivano l’un l’altro, superando tutte quelle difficoltà iniziali con facilità ed entusiasmo.
Nella Chitarra Volante ci sono diversi aspetti del tutto nuovi rispetto ad altri metodi, nello specifico di cosa si tratta?
Si! Le novità che per la prima volta si sono viste su un metodo per chitarra sono molteplici:
- i test di verifica, strumento utilissimo per gli insegnanti;
- i rifornimenti, che propongono gli elementi di teoria musicale in maniera più accessibile;
- Il CD Minus-one, con le basi dei brani che permette all’allievo di ascoltare prima il brano e poi di suonarlo insieme alla base;
- l’aspetto grafico e la contestualizzazione fumettistica dei due personaggi, che accompagnano l’allievo in questo viaggio musicale immaginario intorno al mondo, a bordo della chitarra.
Devo dire che, successivamente, sono uscite pubblicazioni di altri “autori” che hanno “utilizzato” queste idee sui loro libri, senza però ottenere significativi risultati di vendita, in quanto poveri di progettualità e contenuti.
Sfogliando i tuoi libri, a parte i bellissimi disegni, ho notato che la gran parte dei brani sono di tua composizione e rispecchiano molto il carattere etnico del luogo a cui sono ispirati.
I disegni e la grafica li ha sempre curati il mio amico Carlo Molinari, con cui collaboro già da diversi anni.
Riguardo ai brani, tengo a precisare che non sono un compositore! Più che altro mi considero un autore di immagini musicali.
Uno dei generi musicali che più amo è la musica descrittiva, non per altro ho fondato e dirigo un’ orchestra che esegue solo ed esclusivamente musiche da film.
Inoltre, nel loro insieme, i brani inseriti nei miei libri sono anche una sorta di nozioni di geografia e storia fatta attraverso i colori della musica etnica e i diversi generi musicali.
Come è suddiviso il tuo percorso didattico?
Il metodo pubblicato dalla Curci è diviso in tre volumi.
Il primo libro, con Cd minus one allegato, affronta i primissimi argomenti di impostazione, la conoscenza dello strumento e una facile codificazione delle note, oltre ad avere una antologia di brani solistici e di musica d’insieme.
La Chitarra Volante 2, che è appena uscita in una seconda riedizione, con 2 cd minus one allegati, continua lo stesso percorso del primo volume con l’aggiunta di moltissimi brani nuovi che rafforzano la gradualità per ogni singolo argomento.
Il 3° volume è un’appendice al metodo riguardante gli accompagnamenti, utilissimo nei corsi ad indirizzo musicale, quando le chitarre che suonano in orchestra devono combattere, a livello sonoro, con gli strumenti a fiato e a percussione.
In ogni tua pubblicazione non manca mai il CD allegato e nello specifico cosè il minus one?
In un libro di didattica, il supporto del CD audio è utilissimo in quanto dimezza i tempi di apprendimento e dà all’allievo l’opportunità di conoscere in anticipo il brano che andrà a studiare.
Il CD minus one, invece, è un supporto molto efficace in quanto, nella fase iniziale degli studi, aiuta l’allievo ad andare a tempo ed a potersi confrontare con la registrazione.
Inoltre, con l’attuale tecnologia del computer, lo studio si facilità pur non avendo una grande conoscenza del mezzo informatico. Ci sono, per l’audio, programmi molto semplici da utilizzare che permettono di rallentare o accelerare la velocità del brano registrato, senza modificare la tonalità. Vi posso garantire che anche questo è uno strumento utilissimo che affascina molto i giovani.
D’altronde viviamo nel 3° millennio ed giusto confrontarsi e lavorare con le nuove tecnologie che abbiamo a disposizione.
Ormai i tuoi libri sono nella top ten delle vendite in Italia, all’estero invece sono conosciuti?
So per certo che sono adottati in diverse scuole, accademie e università straniere, attraverso il mio sito myspace mi hanno contattato diversi docenti dalla Francia, dalla Germania, dall’Argentina, dalla Serbia, dalla Svizzera e dagli Stati Uniti dove il Maestro Ernesto Bitetti li ha fatti adottare nel pre-college dell’Indiana University.
“I brani sono tutti piacevolissimi e sembrano ricalcare nelle sapienti armonizzazioni e nelle suadenti melodie qualcosa di già sentito ma comunque sempre nuovo in maniera tale da suscitare l’attenzione degli allievi.”
Con queste parole qualche anno fa Piero Viti recensiva su questa stessa rivista un’altra tua pubblicazione: le “Danze Latino Americane” per due chitarre, c’è stato un seguito a questo progetto?
A me piace moltissimo la musica latino americana ed in questa raccolta ho scritto 12 danze che sono una sorta di omaggio ai grandi Maestri dell’America Latina (Piazzolla, Jobim, Gardel, Toquino, Ramirez, Villa Lobos ed altri). Si tratta di brani più complessi rispetto allo standard del metodo, però devo constatare, con grande stupore, che gli allievi di 2° e 3° anno si cimentano con passione ed ottengono risultati impensabili.
Sono convinto che i giovani d’oggi, opportunamente stimolati, riescono ad appassionarsi e trovano l’interesse e il tempo per dedicarsi allo studio, basta dare loro gli strumenti giusti per operare.
Al giorno d’oggi, i bambini e i giovani sono presi da tanti interessi e pertanto hanno bisogno di risultati e gratificazioni, altrimenti ciò che per loro inizialmente dovrebbe essere un divertente hobby da coltivare, rischia invece di diventare un susseguirsi di noiose lezioni di musica che spingono l’allievo al rifiuto e all’inevitabile abbandono.
Sono gli stessi allievi, in prima persona, a voler creare, manipolare e inventare, non assumendo solo un ruolo di interpreti passivi; in tutto questo l’insegnante, e il metodo a cui si ispira, hanno un ruolo fondamentale nel dare l’imput e le giuste nozioni indispensabili affinché l’allievo acquisisca autonomia e senso critico.
So che oltre alla chitarra in questi anni hai attuato progetti diversi con i ragazzi, ce ne vuoi parlare?
Lavorando da oltre vent’anni come docente in una scuola ad indirizzo musicale, tranne qualche breve parentesi in conservatorio, ho avuto la possibilità di progettare nuove idee e metterle in pratica.
Negli anni ’90 ho fondato l’Orchestra Chitarristica Giovanile Pugliese, formata da miei allievi, con cui abbiamo tenuto diversi concerti e registrato un bel CD di musiche descrittive; nel 2000 è stata la volta del Magnificent Christmas Show, un mega-spettacolo natalizio che vede coinvolti, ogni anno, oltre 400 ragazzi che cantano e suonano insieme ad ospiti di livello internazionale; tre anni fa invece ho fondato la Movie Orchestra, un’orchestra di giovani cantanti e strumentisti che esegue solo ed esclusivamente colonne sonore.
Vedo che non hai il tempo di annoiarti e per il futuro quali progetti sono in cantiere?
Innanzitutto continuare a suonare e poi proporre sempre cose nuove, nuove idee sia editoriali che concertistiche.
A breve partiranno in tutta Italia dei Seminari sulla nuova didattica di base rivolti ai giovani docenti di chitarra.
In campo editoriale ho diverse idee in testa ma ci vuole il tempo per sperimentarle e metterle in ordine.
A breve termine saranno pubblicati una serie di fascicoli di brani originali di musica d’insieme per ensemble di chitarre con basso e piccole percussioni ad libitum.
Dopo questa bella chiacchierata quali consigli ti senti di dare ai giovani insegnanti di chitarra?
Proprio nessuno! Io posso solo testimoniare la mia esperienza e metterla al servizio della collettività, poi ognuno sceglierà il suo personale percorso, con la consapevolezza di non avere la verità in tasca.
Ritengo che vivendo, come ho già detto prima, nel 3° millennio bisogna un po’ scrollarsi di dosso gli stereotipi sulla musica e di conseguenza gli stereotipi sulla didattica della musica.
Dicendo questo, non voglio essere frainteso o magari accusato di essere un trasgressivo o un presuntuoso. Però, la realtà che i nostri giovani vivono oggi è una realtà molto diversa da quella di 20 o 30 anni fa.
Secondo il mio modesto parere, prima che nascessero gli allora corsi sperimentali ad indirizzo musicale nelle scuole medie, di cui ritengo di essere stato un pioniere, nei Conservatori ci si era un po’ persi dietro figure che ormai fanno parte della storia.
Per carità! Figure a cui va riconosciuto il merito di aver elevato la chitarra a strumento nobile, con un repertorio “discutibilmente” di alto livello se lo paragoniamo a Bach, Mozart e Beethoven.
Allora l’unica cosa che possiamo e dobbiamo fare come insegnanti è chiederci: chi è? E cosa cerca l’allievo oggi!
Non tutti gli studenti – di un qualsiasi strumento musicale – in futuro potranno o dovranno diventare necessariamente dei concertisti o degli insegnanti; nella formazione globale della persona, la musica è una delle componenti che serve a vivere meglio, a star bene con gli altri e ad abituarsi ad apprezzare il senso del bello.
Per cui, l’invito che mi faccio e faccio ai miei colleghi, è quello di far amare la musica ai propri alunni, accompagnandoli attraverso dei percorsi per loro congeniali e soprattutto attuali.
