Seicorde
Intervista con Vito Nicola Paradiso
«Per imparare ci vuole metodo»
Ne è convinto il 53enne didatta e chitarrista pugliese che da vent’anni ha conquistato la fiducia degli insegnanti italiani con il suo libro La chitarra volante, un best seller campione di vendite e che, appena tradotto in portoghese e in inglese, è pronto a conquistare i mercati internazionali.
Docente nella scuola media ad indirizzo musicale “Bosco Netti” di Santeramo in Colle, ha vinto la Chitarra d’oro per la didattica e per due volte il titolo di “maestro dell’anno”. Ma Paradiso è sempre rimasto legato all’insegnamento di base: «Mi piace impostare un ragazzo da zero e infondergli la passione per la chitarra».
di Filippo Michelangeli
Un uomo, un metodo. Il suo celebre testo di avviamento musicale La chitarra volante — Edizioni Curci — ha venduto in vent’anni 230.000 copie. Un numero record che testimonia l’apprezzamento e la fiducia che migliaia di insegnanti in tutta Italia hanno riposto in lui.
Parlo di Vito Nicola Paradiso, 53 anni, di Santeramo in Colle, in provincia di Bari. Didatta per vocazione, Paradiso in realtà svolge anche un’intensa attività come compositore e concertista in giro per il mondo, da solo o in ensemble. Suona musiche sue e arrangiamenti tratti dallo sterminato repertorio delle canzoni napoletane e della canzone d’autore italiana.
Il successo non gli ha fatto montare la testa. Anche oggi che del suo libro stanno uscendo versioni internazionali in portoghese e in inglese ed è continuamente invitato in tutto il mondo ad esibirsi e a mettersi alla testa di orchestre di chitarra, Nicola Paradiso è rimasto il ragazzo di Santeramo che ama la chitarra e vorrebbe farla suonare a tutti.
Lo incontriamo in occasione del 20° anniversario del suo fortunato metodo per chitarra.
Quest’anno il suo libro La chitarra volante festeggia 20 anni, auguri! Un successo editoriale che ha accompagnato la formazione di una generazione di chitarristi in erba. Qual è il segreto per creare un best seller?
Quando è uscito aveva degli elementi di forte novità, come l’aspetto grafico e la gradualità degli argomenti. Il metodo è molto progressivo e ogni nuovo argomento viene spiegato in maniera molto semplice. Se un brano introduce il barré viene spiegato prima. I test di verifica aiutano l’insegnante a capire se l’allievo ha compreso tutto. Inoltre ha in allegato un CD “minus one” con le basi e brani di musica d’insieme. Per l’epoca fu una piccola rivoluzione. In verità è un metodo di servizio. I colleghi hanno capito che utilizzandolo li avrei aiutati. Il successo è arrivato mettendosi a disposizione dei maestri.
Nel 2015 è stato tradotto in lingua portoghese dalla casa editrice Vitale di Rio de Janeiro con il titolo O Violão Mágico. Una bella soddisfazione andare alla conquista del Brasile, la terra che ha dato i natali a Villa-Lobos, il compositore che ha reinventato l’idioma chitarristico del Novecento. Se l’aspettava?
Ci speravo. Ero convinto che prima o poi sarebbe accaduto. Il Brasile ha una grande tradizione chitarristica, ne sono consapevole. Ma adesso sta per uscire anche la versione in inglese, sempre per Curci, e andremo a cercare il nostro pubblico anche in Inghilterra e negli Stati Uniti. Sono molto fiducioso.
Collegato al libro esiste da qualche anno anche un omonimo concorso di esecuzione. Sembra proprio che il “La chitarra volante” sia ormai il suo brand preferito…
Sì, ho messo l’anima in questo metodo, c’è tutta la mia passione per l’insegnamento e per i giovani. Per questo ho pensato anni fa di creare anche un concorso itinerante che ha avuto un grande successo. Quest’anno sono stato travolto da tanti concerti all’estero e ho saltato un’edizione. Ma nel 2019 La chitarra volante Competition ritornerà più bello di prima!
Quanto è importante utilizzare un metodo nell’insegnamento della musica, e in particolare della chitarra?
Molto. Sia per l’insegnante che ha un binario su cui incardinare il lavoro, sia per gli allievi che sanno da dove partono e dove arriveranno. Però, voglio dirlo con chiarezza, il maestro, la sua professionalità, la sua passione, sono insostituibili. Sono onorato che centinaia di colleghi utilizzino il mio libro, ma so che una parte fondamentale del lavoro la fanno loro. E non potrebbe davvero essere altrimenti.
Giuliani, Sor, Aguado, Carulli e poi Tárrega, Sagreras, Carlevaro, Chiesa. Ognuno di loro ha scritto un metodo o raccolte di esercizi e lezioni per principianti. Quali sono stati i suoi punti di riferimento da ragazzo?
Come tanti ho iniziato su Sagreras. Ma in quel metodo, peraltro molto amato in tutto il mondo, non c’è una perfetta gradualità. A volte si passa da uno studio all’altro con salti difficili per gli allievi.
Quale età considera ideale per far avvicinare un bambino alla chitarra?
Deve avere sette o otto anni. Prima rischia di essere un gioco.
Nel 2012 il Convegno internazionale di chitarra di Alessandria le ha assegnato la Chitarra d’oro per la didattica, è stato eletto “maestro d’Italia” due volte, nel 2008 e nel 2012 e ha appena ottenuto il Premio Eurocorde in Mantua. La sua carriera è costellata di riconoscimenti. Quando ha iniziato la sua attività pensava che sarebbe arrivato così lontano?
È vero, ho ricevuto tanti premi. In verità ho sempre lavorato senza appartenere a nessuna scuola chitarristica. Mi considero un cane sciolto. Non sono mai stato legato ad un grande maestro. Forse questo mi ha reso più libero di immaginare una didattica svincolata da tutto. Ho ascoltato tutti, ho raccolto consigli da tutti, ma alla fine ho sempre seguito la mia strada.
È molto conosciuto e apprezzato come didatta, ma in verità ha un’intensa attività anche come concertista e come direttore di imponenti orchestre di chitarre. Dove trova il tempo di scrivere libri, insegnare, studiare e suonare?
Basta organizzarsi. Ammetto che ho molta facilità quando suono e, dopo aver studiato moltissimo in gioventù, mi mantengo in forma senza troppi sacrifici.
C’è qualcuno in famiglia che ha seguito le tue orme?
Ho tre figli, Rocco, Mirco e Giannarita. Hanno studiato tutti e tre musica a scuola, ma poi hanno scelto professioni diverse.
A parte il metodo, in questi anni ha pubblicato diversi brani originali di genere descrittivo per chitarra sola sino all’orchestra di chitarre: Preludi Sentimentali, La chitarra Volante Ensemble, I love Guitar, Travel in America, Danze Latino Americane e Impressioni Faunistiche. Che cosa risponde a quanti sostengono che il linguaggio tonale ha fatto il suo tempo?
Non è assolutamente vero. La stragrande maggioranza di persone sulla faccia della Terra preferisce ascoltare musica tonale.
Insomma, non è ancora arrivato il momento di “rottamarla”?
Per carità. Il mio obiettivo è far avvicinare più gente possibile alla musica e alla chitarra. Il linguaggio tonale è imprescindibile. Quando vado in giro per il mondo mi rendo conto di quanto sia amata la musica italiana in tutto il mondo. Dalla lirica alle canzoni napoletane. La musica italiana è uno dei nostri prodotti d’esportazione più apprezzati e più forti.
Nella sua imponente esperienza di didatta, spesso anche nel segmento del primo avviamento, che idea si è fatto dei giovani rispetto alla chitarra classica? Come supera lo scollamento tra quanto ascoltano durante il giorno e la necessità di fargli studiare opere dell’Ottocento?
Il mio metodo serve anche a questo. I ragazzi quando arrivano a 12 anni hanno già un proprio gusto musicale. Ed è un gusto assorbito dai mass media che somministrano soprattutto musica leggera. Dobbiamo farci i conti. È importante non negare davanti a loro quel mondo. Ma integrarlo con la nostra tradizione classica. Dopo avergli dato buone basi musicali sono in grado di apprezzare anche l’Ottocento. Senza problemi e senza sentirsi diversi dagli altri. Per questo ho inserito tanta world music nel mio metodo, un “ponte” per unire i due mondi, pop e classica.
La riforma del Conservatorio festeggia l’anno prossimo i 20 anni e trova ancora tante difficoltà nella sua applicazione. Che idea si è fatto? È favorevole o rimpiange il vecchio ordinamento?
Diciamo che sia nel vecchio ordinamento sia nella riforma ci sono cose positive e negative. Del vecchio ordinamento rimpiango l’opportunità di far studiare strumento a un ragazzo per dieci anni con lo stesso insegnante che in questo modo poteva davvero impostare un lavoro di lungo respiro. La riforma ha introdotto la sacrosanta necessità di imparare altre materie, ma ha tolto molto tempo ai ragazzi per studiare e oggi saltano da un corso all’altro a volte trascurando lo studio dello strumento principale.
Dopo aver insegnato una vita nelle scuole medie, è approdato nei Conservatori di Matera e di Taranto, ma poi ha preferito tornare al primo amore. Perché?
Perché mi piace impostare i ragazzi da zero. Oggi insegno nella scuola media “Bosco Netti” di Santeramo in Colle, a due passi da casa mia. Lo faccio volentieri, ogni anno invento progetti diversi. Mi realizzo.
Ma i suoi allievi capiscono che non hanno a che fare con un insegnante qualsiasi, ma con una star?
Sì, dai, alcuni se ne rendono conto. Ma alla fine io sono lì per loro, per fargli conoscere la musica e farli appassionare alla chitarra. Tutto il resto non conta.
Andando in giro per il mondo, come trova la situazione della chitarra rispetto a 30 anni fa. È più diffusa e più inserita nel mondo musicale generale di una volta?
Nelle grandi stagioni concertistiche la chitarra si vede sempre poco. Forse qualche decennio fa c’erano Segovia, Diaz che erano riusciti a conquistare la fiducia degli impresari. Nonostante oggi il livello generale dei chitarristi si sia molto alzato, spesso in loro manca un elemento di originalità che possa attirare l’attenzione non solo dei colleghi, ma soprattutto degli appassionati. Lo ammetto, quando ne ho l’opportunità la sera preferisco ascoltare un concerto di musica non per chitarra.
Che cosa manca nella formazione musicale dei chitarristi?
Fare musica da camera. Il senso del tempo, del fraseggio, dell’ascolto si impara soprattutto suonando con gli altri. Per questo ho sempre dedicato tanto tempo agli ensemble e alle orchestre di chitarra. Dopo aver suonato in gruppo i ragazzi diventano più consapevoli e più maturi anche quando suonano da soli. È un consiglio che mi sento di dare a tutti i colleghi: fate suonare insieme i vostri allievi.




